Teresa Mannino ha accompagnato i palermitani per una passeggiata teatralizzata e culturale dentro l’Orto Botanico di Palermo
di Donatella Marotta
Lodevole iniziativa dell’artista palermitana Teresa Mannino, guida d’eccezione per una rigenerante visita all’orto botanico di Palermo. Sono le nove del mattino di una splendida giornata di settembre. Attendiamo nella zona ristoro del parco, che si concluda il giro precedente, divorati dalla curiosità, pensando forse alle divertenti performance della nostra cara Teresa. Lei arriva, un aspetto più che naturale, affabile come sempre, con l’intenzione forse di divulgare e insufflare la conoscenza del prezioso giardino a molti palermitani che lo considerano solo una macchia di verde accostata al blu del lungomare da dove il 15 luglio ammirano i fuochi d’artificio del “festino di S.Rosalia” mangiando “babbaluci”, “mulune” e “scaccio”.
Per i turisti l’Orto Botanico è invece una meta ineludibile. E’ lì che vogliono andare, appena scesi dalle immense città galleggianti, le navi da crociera, accostate alle banchine portuali, ignorando di occultare in parte lo skyline della città, traguardato dalla sua vetta preziosa, Monte Pellegrino, “il più bel promontorio del mondo” come lo definì Johan Wolfang Von Goethe nel libro Italienische Reise (1787, Viaggio in Italia).
Da uno dei lati di Villa Giulia, il primo giardino pubblico della città, realizzato su progetto dell’architetto Nicolò Palma, insiste l’antico ingresso all’attuale Orto Botanico con i suoi circa 10.000 ettari e più di 12.000 specie vegetali provenienti da più parti del mondo, accuratamente disposte secondo le loro necessità vitali. In precedenza, l’Orto, progettato da Venanzio Marvuglia su richiesta delle Cattedre di Storia Naturale e Botanica della Regia Accademia degli Studi di Palermo, fondata nel 1779, si estendeva nei pressi di Porta Carini dove però lo spazio per le coltivazioni di piante medicinali divenne presto insufficiente.
Oggi basta osservare la chioma del Fico Magnolioide originario dell’isola australiana di Lord Howe, con un’ampiezza di circa 2.900 mq., considerata la più grande d’Europa, per comprendere la straordinaria potenza della natura e il dovere che tutti dovremmo avere di rispettare e garantire, anche per il nostro bene, la vitalità di questi fenomenali individui verdi.
La passeggiata all’orto botanico è quindi d’obbligo, anche solo per rigenerarsi, riflettere e ricongiungersi con la nostra parte naturale. Insegnare l’empatia per l’ambiente e per tutti gli esseri viventi, dovrebbe essere il principale punto di partenza per liberare le nuove generazioni da quel mix di benessere materiale effimero, utile al consumismo sfrenato ed egoista, senza lungimiranza, ma denso di vuoto emotivo. Questo si pensa osservando l’atteggiamento quasi materno della Mannino che, richiamata l’attenzione dei pochi bimbi presenti al giro, li ha tenuti vicino a sé per tutto il percorso come una vera pifferaia magica.
Un giro per l’Orto che ha catturato l’attenzione di molti, tanto che l’artista ha concesso una replica nel pomeriggio di sabato 6 settembre 2025, per permettere a chi è rimasto fuori dai cancelli di partecipare alla “passeggiata verde”, evento nell’ambito del Festival Metamorphosis, parte del progetto Prima Onda – della sua Gita all’Orto, la passeggiata teatralizzata che nella mattinata di sabato è stata già seguita da duecento persone (due repliche sold out da giorni).


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